Un libro davvero bellissimo quello di Mordecai Richler, l'autobiografia di un personaggio immaginario che pagina dopo pagina diventa reale. Ciò che colpisce in primo luogo è lo stile perfettamente calzante con la personalità di Barney Panofsky: il saltare di pal in frasca, le continue divagazioni, tanti particolari che si insinuano nella lettura per delineare perfettamente il protagonista. A questo si aggiungono alcune trovate letterarie, come la presenza delle note correttive a piè pagina fatte dal figlio del protagonista, che contribuiscono a rendere il tutto dannatamente reale. Ed è davvero difficile non immedesimarsi in Barney e distinguerlo da Richler, anche se l'autore ha sempre negato le analogie, tranne quelle più palesemente evidenti e superficiali (le origini ebree, l'ambientazione a Montreal, il lavoro per la televisione, ecc.). L'ironia tagliente e la vena politically incorrect sono delle costanti che non possono che ammaliare un cerbero come il sottoscritto e che a tratti mi hanno fatto ridere in modo irrefrenabile. Sicuramente lettori più dotti sapranno anche riconoscere le mille citazioni che purtroppo non sono pane per la mia ignoranza enciclopedica. Ed è infine un libro pieno di riflessioni non banali e spesso corrosive sulle persone, la vita, l'amore, l'amicizia.
Una chicca personale: l'inizio di un film molto recente e molto discusso che ho visto mentre leggevo Richler richiama la fine dell'ultima pagina di "La versione di Barney", forse una citazione da parte del regista data la stranezza dell'episodio descritto.
